martedì 14 novembre 2017

Perchè la casa è dove è il cuore..ciao casetta nostra!

Cosa resta di 5 anni e mezzo vissuti in una casa?
I ricordi.



Ho fatto "di tutto" per venderla questa casa.
Ho fatto da "agente immobiliare" (e non si arrabbino i signori agenti, ma la ho venduta io, voi non siete riusciti).
Ho accettato appuntamenti a 3 ore di distanza, con una casa da rimettere a lucido e una bambina da sistemare da una nonna.
Ho accolto per anche un ora e mezzo visitatori che mi chiedevano di lasciargli anche i mobili, per poi non sentirli più.
Mi sono arrabbiata, mi sono stancata terribilmente, ho provato speranza e ho pregato che una persona la volesse, la comprasse.
Ed è successo.

Ora la nostra casa è vuota.
C'è la mia cucina, amica e compagna di questi 5 anni, che rimarrà lì.
C'è il bagno, completo.
Col suo gres porcellanato effetto legno, con i suoi sanitari tondi tondi e con i suoi mobiletti gialli, sapientemente costruiti dal mio bravissimo zio falegname.
E poi cosa rimane?
La parete verde pisello, in camera da letto.
La parete rossa, di quel rosso senza compromessi, nel soggiorno.





Perchè lo sapete che è proprio per quella parete rossa che Matilde la chiama "la mia casetta rossa"?
E ogni volta che lo dice, mi si spezza il cuore.
E poi lo ricostruisco immediatamente, perchè non deve vedere che mi manca anche a me, terribilmente.


Le ho spiegato, con calma e pazienza, che la sua casetta rossa sarà felice con i suoi nuovi proprietari.
E che lei sarà felice in una casa nuova, molto più grande e che avrà una cameretta tutta sua.
Mi ha detto che la vuole "pink", che lei dice tutti i colori in inglese.
Ma poi si è arrabbiata da morire, ha messo le braccia conserte e mi ha detto che no, che la casetta rossa è la SUA casa e che si è offesa per quello che ho detto.

E allora niente, lascio perdere.
Aspetto con impazienza il momento in cui vedrà la sua cameretta e spero che il nostro amore e tutto quel "pink" basterà per farle dimenticare la sua casa, la sua sicurezza.



Ma la capisco, la capisco incredibilmente.
Cerco di mandar via questi pensieri.
Ma mi manca TUTTO.

In quella casa, ci siamo entrati il Primo Maggio del 2012.
Avevamo traslocato in un giorno.
Il giorno dopo avevo un mal di schiena infernale.

In quella casa, è nata la nostra famiglia.
Siamo nati NOI.

In quella casa, ho scoperto di essere incinta.
In quel bagno, una mattina di un sabato qualunque.
E ho pianto per la paura, ma quella è un altra storia.

In quella casa, ho pianto di paura, ho riso alle lacrime, ho fatto dormite incredibili (e quanto mi manca il nostro letto...), ho sperimentato, cucinato, mi sono arrabbiata, ho cullato Matilde per notti intere cantando Generale di De Gregori.

In quella casa, abbiamo portato Matilde una volta usciti dall'ospedale, dopo un ricovero di 6 giorni, di sera, e c'era un palloncino che ci aspettava da una settimana e nonni e bisnonni con una torta di mele e noci altissima e felicità negli occhi.


In quella casa, abbiamo deciso che non ci stavamo più.
Che nonostante tutto, avevamo bisogno d'altro.

Ma rimarrà sempre la nostra prima casa.
La casa dove è iniziato tutto.

La nostra casetta rossa.

lunedì 25 settembre 2017

Due primi a tema...ZUCCA!

Bimba a scuola.
Mamma al computer!
Ed è subito nuovo post!

Stavolta, voglio proporvi due ricette, entrambe con la zucca.
L'ingrediente che simboleggia l'autunno.

Che poi, a dire il vero, ho scoperto la zucca pochi anni fa ma mi piace da matti e poi è versatilissima!

Queste due ricette sono di due primi, fatti nelle ultime settimane, che sono piaciuti moltissimo!
Matilde ha preferito la pasta, devo dire.
Ma sono riuscita a conquistare con il riso i miei genitori, che la zucca la snobbavano moltissimo!




(Vi giuro che glieli ho tagliati i capelli e la frangia dopo questa foto -.-)


FARFALLE con crema di zucca e stracchino

Cosa vi serve (per 3 )


  • 500 gr zucca
  • 1 cipolla bianca
  • farfalle (di semola di grano duro)
  • sale q.b.
  • stracchino (noi senza lattosio)

Che devo spiegarvi!
La verità è che è semplicissimo.
Fate soffriggere la cipolla con olio, poco, 2 cucchiai e un po' d'acqua.
Tagliate la zucca a pezzetti piccolini, e fate cuocere per una mezzora almeno, mettendo di tanto in tanto acqua, in ebollizione.
Quando la zucca è diventata bella molle, frullatela o usate il minipimer.
Mettete da parte.
Io, ad esempio, ho preparato la crema di zucca la mattina così la sera a cena era già pronta.
Cuocete la pasta e conditela con la crema di zucca, a crudo aggiungete due cucchiaini di stracchino e un filo d'olio.
Tanta verdura condensata in un primo buonissimo!





RISOTTO alla zucca e speck


Cosa vi serve: (per 6 persone)


  • mezza zucca,
  • 1 cipolla grande,
  • 1 spicchio di aglio,
  • 400 gr riso carnaroli,
  • vino bianco per sfumare,
  • olio evo;
  • sale q.b.,
  • burro (io senza lattosio),
  • speck, 100 gr.
Anche questa ricetta, ragazzi, è semplicissima: è un risotto.
Però io preparo in anticipo (come ho fatto per la precedente ricetta) la crema di zucca, in questo caso ho aggiunti l'aglio, perchè ho preparato questo risotto per i miei genitori e loro non amano i sapori dolci nei primi, quindi ho voluto smorzare con l'aglio ora e lo speck poi.
Una volta che la zucca è cotta e frullata, iniziamo col risotto.
Soffrittino di cipolla, far tostare il riso, poi sfumare con il vino bianco (io ho usato Vermentino), e poi cuocere.
Io non appena sfumo, aggiungo immediatamente la crema di zucca e man mano l'acqua bollente perchè voglio che il riso assorba bene il sapore della zucca.
Cuocio una ventina di minuti il riso, quando è al dente spengo il fuoco.
Una nocina di burro, una manciata di parmigiano e lo speck tagliato a petali.
5 minuti a mantecare ed ecco qua che il risotto è pronto!







Buon appetito e viva l'autunno! 

domenica 13 agosto 2017

Il mese.

Uno sguardo può condizionare una giornata?
Una nottata?
Una vita?

Da quella sera, quella ragazza continuò a lavorare, entusiasta, a quelle elezioni.
Elezioni, campagne elettorali, sono brutti termini, simbolo di un qualcosa di lacerante, obbligatorio, non piacevole.
Eppure, possono essere la culla di amicizie.
Di sano entusiasmo.
Di un amore.




Lei, quella ragazza lì, voleva davvero cambiar le cose.
Mettersi in gioco.
Le cose non sarebbero andate bene, sotto nessun punto di vista.
Tranne che per lei.
E lui.

Un mese.
30 giorni.
Giorni di maggio.
Giorni di sole e caldo, quel caldo tiepido che ti invita a mettere le maniche corte, ma portar dietro una giacchina, che le permetteva di tenerli sciolti quei lunghi capelli di un castano molto chiaro.
Giorni di duro impegno.
Giorni di camminate che duravano ore, per farsi conoscere, per dire e spiegare quali erano i progetti.

Serate in cui, camminando fianco a fianco, la mano di lui finiva per sfiorare la mano di lei.
Con timidezza.
Quelle mani, nel stringersi, erano incerte, tenere ma decise.
Gli sguardi non si incrociavano in quei giorni, erano troppo stupiti quegli occhi per avere il coraggio di intrecciarsi.




Sembrava che succedesse tutto senza un obiettivo.
Succedeva.

Emozionava le notti di lei, che faceva correre la mente incredula per quello che stava accadendo, facendosi mille domande.

Stupiva le giornate di lui, che tutt'ad un tratto non vedeva l'ora che finisse la giornata lavorativa per vedere lei, che sino a poco prima era una sconosciuta.

Quel che c'era di curioso e ilare erano le domande delle persone attorno.
I genitori di lei chiedevano lumi, ma lei frettolosamente negava qualsiasi legame.
Gli anziani, da buoni osservatori e dall'alto della loro esperienza, avevano capito tutto.
Sembrava che tutti avessero capito.

Tranne lei e lui.





[Continua...]